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Perché il tuo sito non genera richieste (e come sistemarlo)

Guida · Visibilità · Di Galletti Giodi ·

Un sito di solito non porta richieste per un motivo semplice: chi arriva non capisce in pochi secondi cosa fai, per chi lo fai e cosa deve fare dopo. Di visite ne servono meno di quanto si pensi, se il sito è chiaro. Ecco una checklist da passare punto per punto.

1. Si capisce cosa fai nella prima schermata?

Apri il tuo sito dal telefono e guardalo per cinque secondi, poi chiudilo e prova a dire cosa fa l'azienda. Se non ci riesci, il visitatore non ci riuscirà nemmeno lui. Serve un titolo chiaro, una frase che spiega per chi lavori e un'immagine vera.

Un esempio: "Benvenuti nel nostro sito" non dice niente. "Siti web e e-commerce per aziende del Chianti" dice cosa fai e dove.

2. C'è un invito all'azione evidente?

Dopo aver capito, il visitatore deve sapere cosa fare: "Richiedi un preventivo", "Scrivimi", "Chiamami". Un solo pulsante principale, sempre visibile, ripetuto anche in fondo alla pagina. Se i pulsanti sono cinque, non ne clicca nessuno.

3. Contattarti è facile?

Email e, se ce l'hai, telefono devono essere cliccabili, anche da telefono. Un indirizzo email scritto dentro un'immagine, o un numero da ricopiare a mano, fa perdere richieste. Scrivi anche gli orari in cui rispondi, così chi scrive sa quando aspettarsi una risposta.

4. Il sito è veloce da telefono?

Molte persone ti cercano dal cellulare. Se le pagine impiegano troppo ad aprirsi, molti se ne vanno prima di leggere. I motivi più comuni sono immagini troppo pesanti, troppe funzioni inutili e font caricati da altri siti. Un sito leggero si apre subito anche con poco segnale.

5. Dici dove sei e per chi lavori?

Se lavori in un territorio preciso, scrivilo: nome del paese, della zona, delle città in cui lavori. È utile a chi legge e aiuta Google a capire a chi mostrarti. Una pagina dedicata a ogni servizio o zona funziona meglio di una home con tutto dentro: ad esempio siti web a San Casciano in Val di Pesa o siti web nel Chianti Classico.

6. Mostri lavori veri?

Chi non ti conosce vuole una prova. Fai vedere progetti reali, con una breve descrizione di cosa hai fatto e del problema che hai risolto. Evita recensioni inventate o numeri che non puoi dimostrare: fanno più danno che bene. Ti basta un caso raccontato bene, come quelli nella pagina lavori.

7. Sai cosa cercano le persone che ti trovano?

Con Google Search Console, uno strumento gratuito di Google, vedi con quali parole le persone arrivano al tuo sito. Così capisci quali pagine mancano e cosa scrivere. Non serve controllarlo ogni giorno: basta una volta al mese.

8. Il sito è in ordine e sicuro?

Indirizzo con il lucchetto (HTTPS), aggiornamenti fatti, informativa privacy scritta davvero e avviso sui cookie corretto. Un sito trascurato fa perdere fiducia a chi legge, anche se non sa spiegare perché.

Da dove partire

Se devi scegliere, comincia dai primi tre punti: sono quelli che cambiano di più con meno lavoro. Poi velocità, zona e prove. Se vuoi che qualcuno guardi il tuo sito e ti dica cosa non funziona, è la consulenza digitale: un servizio a pagamento, con costo su preventivo. Se invece pensi che il sito vada rifatto, per i prezzi leggi quanto costa un sito web nel Chianti. Se vendi prodotti, guarda anche e-commerce per aziende agricole.

Domande frequenti

Quante visite servono per avere richieste?

Non esiste un numero giusto. Un sito chiaro con poche visite di persone interessate porta più richieste di un sito confuso con molte visite.

Basta cambiare la grafica per avere più richieste?

Spesso no. La grafica aiuta, ma conta di più che si capisca subito cosa fai e che contattarti sia semplice.

Posso sistemare questi punti da solo?

Molti sì: i testi, il pulsante di contatto e le zone di lavoro. Per velocità e struttura tecnica può servire aiuto.